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September 22

Fratelli d'Italia!

Fin dall'antichità, quando un parente partiva per la guerra, si sperava che questo riuscisse a tornare vivo a casa. Lo stesso soldato, pur avendo in sè quel senso orgoglioso di ottimismo misto all'onore, sapeva, partendo, che la più probabile delle ipotesi era quella di morire in battaglia. Il mondo va avanti, le guerre continuano, i soldati continuano a partire e fin qui sembra che tutto sia rimasto com'era. In realtà qualcosa di diverso c'è, è alla radice, nel modo di pensare: oggi un soldato parte, sapendo che nella peggiore delle ipotesi morirà, ma credendo che la peggiore delle ipotesi non lo coinvolgerà; gli stessi parenti, quando ricevono la triste notizia del soldato morto sul fronte "no...non può essere! Perchè proprio a lui?! Non è giusto!".

In Italia c'è l'usanza che quando una persona muore, se ne parla solo bene. Anche il peggiore degli uomini, quando è morto "era una brava persona!" e basta!.

Come è consuetudine, le cose vanno bene finchè vanno bene. In tempi non sospetti se ti capita di parlare con un soldato che è stato in missione...in Iraq, in Iran (per esempio) e gli chiedi cosa ha fatto lì in quelle terre, tendenzialemente ti risponde che, a parte i posti di blocco, qualche giro di controllo, per lo più si è stati in caserma ad aspettare che la durata della missione si esaurisse, "ce ne facciamo di partite a play station!", "certo, non stai proprio tranquillo lì, però fai il sacrificio e sai che alla fine della missione hai portato a casa qualcosina di soldi in più!".
Ecco, (è chiaro che non si può generalizzare, non si deve generalizzare), l'idea di fondo è questa: manca il lavoro, i soldi servono, bisogna costruirsi un futuro...scelgo di andare in missione!
E la patria? La libertà? Il senso della giustizia? No...non appartiene a noi quest'ordine di idee!

E' chiaro, partono, sono lì, vedono e sentono il peso della minaccia, pensano ai loro affetti, ai loro cari, "quei bastardi li dobbiamo combattere, domani le torri gemelle potrebbero essere le nostre case!". E' chiaro...inevitabile. Poi qualche amico/collega muore...peggio! Scatta la collera, l'ira, il desiderio di vendetta!

Fino a quando vengono mandati, nessuno si oppone realmente, quando muore qualcuno, beh, è il momento di fare campagna elettorale, "che tornino a casa! Non li possiamo lasciare lì a morire! Che senso ha?!"

E no! Sarebbe il caso di ragionare ed essere coscienti delle proprie scelte quando vengono mandati!
Quando muore anche un solo soldato, quando anche una sola goccia di sangue viene versata...No! E' allora che devono restare lì! L'onore, il patriottismo è allora che non lo si può e non lo si deve nascondere! E' per chi, anche incoscientemente, si è ritrovato lì a morire, che io inizio a sentirmi Italiano!

La guerra non è una cosa semplice, anche le missioni di pace non sono qualcosa da riassumere in poche parole cariche di facile amore per la propria terra. In guerra si muore! In guerra si soffre! In guerra si combatte! In guerra si fa guerra! Ma questo nessuno lo dice!


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Hai perfettamente riassunto il mio pensiero. Sono io il primo che si è davvero seccato di sentire al telegiornale della morte dei soldati in guerra come se fosse un evento straordiario. Il principio fondamentale della guerra è: "io sono più forte/numeroso di te e vinco uccidendo tutti o la maggior parte dei tuoi soldati". Qui invece si crede di "vincere" (Se poi di vittoria si tratta visto che si impone con la forza e dall'esterno qualcosa che dovrebbe essere scelto liberamente dall'interno)a parole e a chiacchiere come se invece che su un campo di battaglia ci trovassimo in un aula di Parlamento. Allora per favore non mi venite a parlare di missione di pace, se noi li non mandiamo solo volontari di croce rossa e protezione civile ma principalmente soldati, che per ovvie ragioni tutto possono portare fuorchè la pace.
Oct. 9

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